Ci sono persone che passano la vita, o, si spera, solo
determinati periodi di essa, senza essere né carne né pesce, bensì tristi
panetti di tofu (vegani, non me ne vogliate) che non hanno un sapore ben
definito, ma necessitano di altri condimenti per creare una propria temporanea
identità, e per essere in qualche modo appetibili, e “accettati” dai diversi
palati. Quando parlo di “sapore ben definito”, nonostante gli stomaci più
impavidi come il mio vivrebbero solo di ‘nduia e jambalaya, non è detto che
debba per forza trattarsi di un gusto molto incisivo, al contrario, può essere
anche molto delicato, un timido retrogusto, l’importante è che venga percepito
come qualcosa di unico. Quando il sapore è dato prevalentemente dai condimenti,
e non è insito nella pietanza, come il tofu appunto, si va a creare un circolo
vizioso di illusioni e disillusioni, perché si sa…aglio e olio e peperoncino
prima o poi finiscono, e la presenza del triste panetto, non garantisce anche
quella del contorno. L'insipida verità prima o poi verrebbe a galla. E proprio qui casca l’asino! Per la serie “ I nodi vengono
sempre al pettine”,o “ Le bugie hanno le gambe corte”. Ma ora facciamo un po’
di chiarezza, perché ho come la sensazione che il linguaggio metaforico, stia
prevalendo sul vero senso di ciò che voglio esprimere. Mi sono permessa di dire che alcune persone
sono come panetti di tofu, senza arte né parte, e non è detto che l’unico
motivo di tale condizione, sia l’oggettiva incapacità di costruirsi
un’identità più definita. I motivi,
ahimè, possono essere i più svariati, e non sempre sono facilmente
rintracciabili, anzi, spesso sono così ancestrali da richiedere l’intervento di
una squadra di archeologi! Ma quali sono i condimenti che rendono saporiti tali
soggetti? Sicuramente tutto ciò che arriva loro dall’esterno, e che non è il
risultato di un loro progetto. Si tratta
di fatti casuali, mediati scarsamente dalla razionalità, e molto dall’istinto,
e che capiterebbero a chiunque non stia rintanato in una stanza 24h/24, e abbia
un minimo di contatti col mondo esterno (reali o virtuali che siano). La differenza sta nel fatto, che
questi tristi panetti di tofu non hanno il controllo di ciò che accade intorno
a loro, non scelgono veramente, ma si lasciano travolgere da ciò che gli
capita, scordandosi completamente del loro diritto al libero arbitrio e del
loro amor proprio. Questo discorso non avrebbe senso , se da tale
atteggiamento, risultasse un senso di serenità. Purtroppo non è così. La mente
di questi individui è costantemente disturbata dal senso di colpa per il loro
modo di agire. Perché loro sono consapevoli di tutto il
meccanismo perverso che stanno mettendo in atto. E’ questa la parte più
drammatica della storia. Per interrompere questo circolo vizioso, e
trasformarsi finalmente in pietanze dal sapore unico, è necessario trovare il
giusto interruttore. Non è semplice ma è fattibile. E’ una condizione
spiazzante, che porta facilmente alla disperazione. In alcuni momenti
sembra proprio di brancolare nel buio, ma potenzialmente il percorso è tutto
in salita. Se ci si trova in tale condizione, bisogna cercare di intravedere il
lato positivo di essa. Pensiamo un attimo ai “non finiti” in campo artistico,
possono essere conclusi; i terreni incolti, possono essere rinvigoriti e
diventare nuovamente produttivi; sotto la pelle morta, c’è quella nuova. Qual è
l’unica condizione necessaria? Essere vivi!!! Per rintracciare il lato positivo
di una certa condizione, è necessario
dare un’occhiata anche all’altra faccia della medaglia. Coloro che sono già
carne oppure pesce, e quindi, quantomeno, sono riusciti ad acquisire
un’identità ben definita, sono necessariamente persone spensierate e sul punto
di raggiungere il traguardo della perfezione? La risposta è no. Fino a prova contraria, infatti, ci vuole
attenzione e cura per mantenere la carne ed il pesce freschi, entrambi possono
diventare avariati con molta facilità, e in quel caso, porre rimedio al
marciume, sarà un’impresa tutt’altro che facile.
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