Jules

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domenica 17 novembre 2013

Se non è carne nè pesce, è TOFU!



Ci sono persone che passano la vita, o, si spera, solo determinati periodi di essa, senza essere né carne né pesce, bensì tristi panetti di tofu (vegani, non me ne vogliate) che non hanno un sapore ben definito, ma necessitano di altri condimenti per creare una propria temporanea identità, e per essere in qualche modo appetibili, e “accettati” dai diversi palati. Quando parlo di “sapore ben definito”, nonostante gli stomaci più impavidi come il mio vivrebbero solo di ‘nduia e jambalaya, non è detto che debba per forza trattarsi di un gusto molto incisivo, al contrario, può essere anche molto delicato, un timido retrogusto, l’importante è che venga percepito come qualcosa di unico. Quando il sapore è dato prevalentemente dai condimenti, e non è insito nella pietanza, come il tofu appunto, si va a creare un circolo vizioso di illusioni e disillusioni, perché si sa…aglio e olio e peperoncino prima o poi finiscono, e la presenza del triste panetto, non garantisce anche quella del contorno. L'insipida verità prima o poi verrebbe a galla. E proprio qui casca l’asino! Per la serie “ I nodi vengono sempre al pettine”,o “ Le bugie hanno le gambe corte”. Ma ora facciamo un po’ di chiarezza, perché ho come la sensazione che il linguaggio metaforico, stia prevalendo sul vero senso di ciò che voglio esprimere.   Mi sono permessa di dire che alcune persone sono come panetti di tofu, senza arte né parte, e non è detto che l’unico motivo di tale condizione, sia l’oggettiva incapacità di costruirsi un’identità più definita.  I motivi, ahimè, possono essere i più svariati, e non sempre sono facilmente rintracciabili, anzi, spesso sono così ancestrali da richiedere l’intervento di una squadra di archeologi! Ma quali sono i condimenti che rendono saporiti tali soggetti? Sicuramente tutto ciò che arriva loro dall’esterno, e che non è il risultato di un loro progetto.  Si tratta di fatti casuali, mediati scarsamente dalla razionalità, e molto dall’istinto, e che capiterebbero a chiunque non stia rintanato in una stanza 24h/24, e abbia un minimo di contatti col mondo esterno (reali o virtuali che siano). La differenza sta nel fatto, che questi tristi panetti di tofu non hanno il controllo di ciò che accade intorno a loro, non scelgono veramente, ma si lasciano travolgere da ciò che gli capita, scordandosi completamente del loro diritto al libero arbitrio e del loro amor proprio. Questo discorso non avrebbe senso , se da tale atteggiamento, risultasse un senso di serenità. Purtroppo non è così. La mente di questi individui è costantemente disturbata dal senso di colpa per il loro modo di agire. Perché loro sono consapevoli di tutto il meccanismo perverso che stanno mettendo in atto. E’ questa la parte più drammatica della storia. Per interrompere questo circolo vizioso, e trasformarsi finalmente in pietanze dal sapore unico, è necessario trovare il giusto interruttore. Non è semplice ma è fattibile. E’ una condizione spiazzante, che porta facilmente alla disperazione. In alcuni momenti sembra proprio di brancolare nel buio, ma potenzialmente il percorso è tutto in salita. Se ci si trova in tale condizione, bisogna cercare di intravedere il lato positivo di essa. Pensiamo un attimo ai “non finiti” in campo artistico, possono essere conclusi; i terreni incolti, possono essere rinvigoriti e diventare nuovamente produttivi; sotto la pelle morta, c’è quella nuova. Qual è l’unica condizione necessaria? Essere vivi!!! Per rintracciare il lato positivo di una certa condizione, è necessario dare un’occhiata anche all’altra faccia della medaglia. Coloro che sono già carne oppure pesce, e quindi, quantomeno, sono riusciti ad acquisire un’identità ben definita, sono necessariamente persone spensierate e sul punto di raggiungere il traguardo della perfezione? La risposta è no.  Fino a prova contraria, infatti, ci vuole attenzione e cura per mantenere la carne ed il pesce freschi, entrambi possono diventare avariati con molta facilità, e in quel caso, porre rimedio al marciume, sarà un’impresa tutt’altro che facile.

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