Jules

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venerdì 26 agosto 2011

Elogio ad una donna da prendere come esempio


“Cent'anni di solitudine” Gabriel Garcia Marquez. Ricordo ancora le parole della mia professoressa di lettere delle superiori: “Ragazzi, se non avete ancora letto Cent'anni di solitudine vi consiglio vivamente di farlo, perchè è uno dei miei libri preferiti e vi assicuro che non ve ne pentireste!” Era davvero una gran donna, tanto autorevole quanto ingenuamente fiduciosa nell'enorme potenziale , che secondo lei, si celava dietro ogni singolo studente, senza distinzioni. Non era la classica insegnante che durante le interrogazioni di storia voleva sentirsi dire date a spron battuto, lei preferiva ascoltare il motivo reale che si celava dietro ogni singolo evento storico. Lo stesso accadeva in letteratura: quando si cimentava nella spiegazione di un singolo autore, non voleva che la biografia fosse un elenco statico di eventi in ordine cronologico, preferiva contestualizzarla a livello di opere e periodo storico. Se dopo tutto questo dimenticavi qualche data, non aveva una grande importanza. Era una che ascoltava, non si limitava a sentire le nostre parole spuntando da un elenco mentale ciò che si era prefissata fosse corretto o scorretto. Lei ASCOLTAVA. Solo questo semplice fatto le dava una marcia in più. Non era la tipica insegnante che imponeva decine e decine di letture. Lei preferiva consigliare la lettura di un libro, proporre uno spettacolo teatrale o la partecipazione ad un concorso letterario. L'entusiasmo nei suoi occhi quando, in prima superiore, ci comunicò che la scuola ci avrebbe offerto biglietti scontati per andare a vedere l' “Arlecchino” allo Strehler mi ha sempre fatto una gran tenerezza, dal momento in cui la proposta era rivolta ad un branco di quattordicenni il cui ultimo dei pensieri era proprio il teatro! Al di là del programma scolastico imposto dalla legge e delle interrogazioni di routine, ci trattava come suoi pari. Entro certi limiti, credeva molto nel libero arbitrio. Ricordo ancora che ai consigli di classe, alcuni genitori le chiedevano come mai si limitasse a consigliare piuttosto che ad imporre. Ricordo ancora meglio la sua risposta. Era convinta che, chi fosse realmente interessato alle iniziative culturali che lei proponeva, se non nell'immediato, prima o poi avrebbe fatto tesoro dei suoi imput, avrebbe colto il messaggio facendo propria la passione per la scrittura, la lettura e il teatro, e così si sarebbe attivato personalmente nella ricerca di novità in quel campo, senza avere lei come intermediario. Era l'amore per il suo lavoro che la spingeva a voler trasmettere le sue passioni senza nessuna imposizione, d'altronde, era troppo innamorata della cultura per correre il rischio che qualcuno potesse odiarla vedendola come un obbligo. Al di là di questo, il più importante messaggio che ci ha trasmesso, è che chiunque avrebbe la capacità di dare di più se solo l'avesse voluto e che, allo stesso tempo, chiunque abbia già dato e ottenuto qualcosa di rilevante, avrebbe sempre potuto rischiare di cadere nella trappola della mediocrità nel caso in cui avesse perso l'entusiasmo nel fare qualcosa, in qualsiasi campo. Era anche convinta però, che dopo uno scivolone, tutti potessero rialzarsi con dignità e senza vergogna, senza vedere lo sbaglio commesso come un'onta che sarebbe rimasta lì a punzecchiarci per lungo tempo. Ricordo quando una mia compagna scoppiò in lacrime dopo essersi resa conto che avrebbe rischiato la bocciatura, lei incominciò a scuoterla dicendo che non aveva nessun motivo di piangere: così come era stata brava a ficcarsi in quella brutta situazione, sarebbe stata del tutto in grado di tirarsene fuori altrettanto egregiamente. Molti professori alimentano l'autostima di chi ha già spiccato il volo e scavano la fossa a quella di chi ancora striscia a terra, e trova difficile sfidare la forza di gravità. Lei, invece, riusciva a vedere il lato migliore in ogni suo studente, e non si limitava ad osservarlo, cercava in tutti i modi di farlo emergere. Lei era l'antitesi di colui che è in preda alla frustrazione, lei rappresentava la vera assenza di pregiudizio. Una vera Signora con la "S" maiuscola. Io ero uno di quelle che non ha reagito ai suoi stimoli nell'immediato. Non le ho dato questa soddisfazione anche se l'avrebbe assolutamente meritata. Spero che un giorno abbia l'occasione di leggere questo post e che non sorvoli, come invece ho fatto io nei suoi confronti in molte occasioni.

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