Jules

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sabato 16 luglio 2011

Sognare teste che volano


I sogni possono lasciarci indifferenti, colpirci per la loro stranezza o perchè hanno fatto riemergere il ricordo di luoghi/situazioni/persone, magari finite da tempo nel dimenticatoio. Più rari invece, sono i sogni che ci danno uno spunto di riflessione, o che addirittura, ci forniscono implicitamente una risposta che ci serviva da tempo, per fare chiarezza su alcune questioni personali. Risposta che in realtà, non deriva da un quesito che ci ponevamo consapevolmente, ma che piuttosto, aleggiava intorno a noi creando un' evanescente ed intrecciata aura interrogativa, che prima, non eravamo in grado di interpretare per poter poi vanificarla. Ora voglio condividere un mio sogno recente, per me molto emblematico. Penso mi abbia dato alcune risposte, il genere di risposte di cui ho appena parlato.

Stavo nuotando fra gli antri di una grotta marina, quando ad un tratto, notai uno scoglio dalla forma decisamente singolare. Un cilindro cavo, molto simile ad un pozzo, ma decisamente più irregolare. Presa dalla curiosità, mi ci arrampicai sopra e decisi di calarmi al suo interno, per poter trovare qualcosa di interessante. Una volta entrata, però, mi resi conto di essere in tutt'altro posto. Fui spedita in una dimensione parallela. Mi ritrovai in un lussuoso albergo, in cui si stava svolgendo una festa, di cui io ero una dei tanti invitati. Arredamento molto curato ma kitsch, il buffet ricco di piatti contenenti porzioni molto scarse ma disposte ad arte, l'ottone come metallo predominante, musica da piano bar come colonna sonora per la serata. Insomma, fin qui tutto nella norma, classico ambiente altezzoso, poco elegante, privo di stile, che può piacere oppure no. La vera stranezza, stava nel fatto che tutte le persone presenti, me compresa, erano invisibili e impercepibili al tatto, dal collo in giù. Si potevano vedere e sentire solo le teste. Anche io stessa non potevo né vedere né sentire il mio corpo e quello degli altri. Nonostante questo, tutti avevano la capacità di camminare e afferrare oggetti. Nell'arco della serata, gradatamente, ognuno incominciava a prendere coscienza di se. Ciò significa che ogni singolo individuo, dopo un'oretta dall'inizio della festa, era in grado di sentire esclusivamente il proprio corpo, senza però poterlo ancora vedere. Successivamente, a mano a mano che si faceva conoscenza con altre persone, anche i loro corpi diventavano percepibili al nostro tatto. La percezione era tanto forte, quanto profondo fosse il feeling che si instaurava con una certa persona. Dopidichè, ognuno acquisiva anche la capacità di vedere il proprio corpo, oltre che di sentirlo, ed infine, anche quello degli altri divenne visibile, in modo da avere una percezione completa di tutto l'insieme. Il bello di tutto questo, sta nel fatto che era giusto così. Ciò che stava accadendo, non veniva visto come uno strano fenomeno, bensì, come un fatto di ordinaria amministrazione. Era giusto che si arrivasse per gradi allo stadio massimo di percezione, di se stessi e degli altri. Era perfettamente normale che in una nuova situazione, all'inizio, fosse possibile vedere la gente intorno a se (e se stessi) solo dal collo in su, e non tutto l'insieme. Per il resto era necessario pazientare qualche ora, che lo si volesse oppure no. Perchè in quella dimensione parallela, era giusto così.

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