Oggi ho deciso di mettermi alla prova. Lo sto facendo spesso ultimamente. Penso che presto arriverà ad essere un esercizio quotidiano. Mi è venuta la fregola di annientare tutti gli spettri, piccoli e grandi, che mi hanno sempre fatto da ombra, e come ovvio che sia, mi hanno sempre limitata. Parlo anche di quelli che, apparentemente, non hanno molta rilevanza nella vita di tutti i giorni. Presenze scomode, ma tollerabili. Non si fanno temere, ma allo stesso tempo, a lungo andare, possono essere molto incisive, come la goccia che buca la pietra. A prima vista sembrano inoffensive, come innocui cagnoloni, quelli che darebbero una leccatina affettuosa anche ad un ladro armato, o brave ragazze, che sotto i jeans e un maglione sformato non portano gli slip; o ancora, come uomini che si fanno fotografare sorridenti e spensierati a fianco alla propria moglie o compagna, ma che nell'intimità del loro ufficio, vanno alla ricerca di donne su internet, per incontri a base di sesso, alcool e altre cose buone. Potrei riempire diverse facciate con questo genere di esempi. Il succo è "meglio soli che mal accompagnati" se la compagnia si tratta di una zavorra di taboo, che non fa altro che ostacolare il passo. Comunque, la premessa è stata già fin troppo ricca e il vostro entusiasmo rischiava di scemare, ne sono consapevole, cari lettori e amici. Perciò veniamo al dunque. Qual è la prova di forza del giorno, che ho cercato di introdurvi creando tutta questa suspense? Ebbene sì, sono andata al ristorante da sola. Per me consiste in una specie di prova di coraggio. A quanti di voi è successo di andare al ristorante completamente soli, in compagnia unicamente del cellulare od eventuali libri o riviste, senza sentirsi almeno un po' tristi e patetici? Dai, suvvia, non barate, credo che tutti di fronte a questa situazione, o anche solo all'idea di essa, abbiano provato simili emozioni. Anche se così non fosse (e ho l'umiltà di ammettere che sia possibile), io le ho sempre provate, e allo stesso tempo, le ho sempre odiate. Per quale motivo la solitudine, in certi contesti, viene interpretata come sintomo di tristezza, depressione, sfigataggine, arrabbiatura col mondo, inadeguatezza, o comunque, tutto ciò che rientra nel campo semantico del malessere psicologico?
Oggi per pranzo, avrei proprio voglia di quei libidinosi spaghetti ai frutti di mare del ristorante "Da Ciccio", però devo accontentarmi di un panino al volo o della schiscetta portata da casa, perchè nessuno dei miei amici o colleghi è disponibile. E chi diavolo l'ha detto? Esistono teoremi, regole e schemi da seguire anche per una fottuta pausa pranzo? Ma anche no! Perchè non dovremmo godere anche della compagnia di noi stessi, oltre che di quella degli altri? Non prendiamoci in giro, stringi stringi, il detto "Più si è meglio è", nella maggior parte delle situazioni concrete, si rivela essere un'enorme cazzata. Tutte le grandi tavolate a cui ho preso parte, per forza di cose si sono sempre frantumate in piccoli gruppi di 3 o 4 persone al massimo. Che senso ha quindi, dire "Più si è, meglio è", se poi in ogni caso, tutto si riduce a "less is more"? Ancora non so dare una risposta. Può essere gratificante passare del tempo con se stessi qualche volta, con i propri pensieri, con le proprie fantasie, senza avere l'obbligo di interloquire con qualcuno che ci sta a fianco o di fronte. Non significa essere depressi o asociali, bensì sentirsi appagati anche in una condizione di solitudine, senza la dama di compagnia di turno a seguito. Oggi, ad esempio, sono entrata in un ristorante pizzeria egiziano, a Milano in P.zza XXIV maggio. Ho scelto il menù del giorno, 8 euro, tagliolini alla polpa di granchio, scamorza alla piastra e insalata. I camerieri, essendo io sola, avevano un occhio di riguardo nei miei confronti. Che dolci... Si percepiva facilmente, i sorrisi certo non mancavano, e il risultato è stato che mi hanno servita e riverita, offrendomi addiruttura una focaccia all'olio e origano al posto del pane. Insomma, tutto è andato a mio vantaggio. Al momento di pagare il conto alla cassa, il proprietario mi ha guardata con un misto di tenerezza e ammirazione. Mi ha consegnato lo scontrino, specificando che lo faceva solo per i cattivoni che ci sono là fuori...che uomo onesto! Quando sono uscita, per la prima volta nella mia vita ho detto a me stessa: " Grazie Giulia, è stato bello passare del tempo insieme a te!" Di solito i sentimenti di autosvalutazione vanno per la maggiore. Sentirmi finalmente pronunciare quelle belle parole rivolte alla mia persona, mi hanno fatto provare un'emozione davvero unica, di certo ne farò tesoro.
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